Cassazione, Obbligatorio fornire il casco protettivo anche se il rischio non è “previsto”

postato il 19.04.2017  in Normativa Sicurezza
Cassazione, Obbligatorio fornire il casco protettivo anche se il rischio non è “previsto”

di Alessio Scarcella - Consigliere della Corte Suprema di Cassazione.

Massima

In tema di salute e sicurezza sul lavoro, i lavori edili rientrano tra le attività che generalmente comportano la necessità di proteggere il capo e per le quali, quindi, è necessario l'elmetto protettivo, a prescindere dal fatto che il suo utilizzo sia specificamente contemplato nel documento di valutazione dei rischi di cui all'art. 28, D.Lgs. n. 81/2008 o dal concreto accertamento degli eventuali sinistri conseguenti alla sua violazione; ne consegue che il loro uso è imposto dalla inevitabilità del rischio individuale, non dal fatto che il rischio stesso sia o meno previsto dalle disposizioni aziendali in materia di sicurezza del lavoro.

Sintesi

Con la sentenza Cass. Pen., Sez. III, 17 marzo 2017, n. 13096, la Corte di Cassazione si sofferma su una questione invero non molto approfondita nella giurisprudenza di legittimità, relativa alla necessità dell’utilizzo di quell’importante dispositivo di protezione individuale rappresentato dal c.d. casco protettivo. La Cassazione, in una fattispecie nella quale l’amministratore unico di una società, esercente attività edile, era stato condannato per non aver fornito di idoneo casco antinfortunistico nessuno dei tre operai presenti in cantiere, avendone a disposizione uno solo, peraltro scaduto, ha respinto la tesi difensiva secondo cui l'utilizzo del casco non sarebbe obbligatorio e ben può esserne sufficiente uno solo, affermando diversamente che l’uso del casco protettivo è imposto dalla inevitabilità del rischio individuale, non dal fatto che il rischio stesso sia o meno previsto dalle disposizioni aziendali in materia di sicurezza del lavoro.

Fatto

La vicenda processuale segue, come anticipato, alla sentenza di condanna emessa dal

Tribunale nei confronti di un imputato condannato per il reato di cui agli artt. 18, comma 1, lett. d), 76, 77, comma 3, 87, comma 2, lett. d), D.Lgs. n. 81/2008, a lui ascritto perché, quale amministratore unico di una società, esercente attività edile, non aveva fornito di idoneo casco antinfortunistico ciascuno dei tre operai presenti in cantiere, avendone a disposizione uno solo, peraltro scaduto.

Ricorso

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, in particolare sostenendo che la mera presenza di persone all'interno del cantiere non provava che stessero svolgendo attività lavorativa, né le mansioni eventualmente disimpegnate. L'utilizzo del casco, infatti, non sarebbe obbligatorio e ben può esserne sufficiente uno solo.

Sentenza e motivazioni

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha respinto il ricorso dell’imputato, in particolare osservando come personale ispettivo della Direzione

Territoriale del Lavoro, a seguito di sopralluogo presso un cantiere edile ove erano in corso lavori di realizzazione di un centro direzionale, aveva accertato la presenza (testualmente) “di tre operai intenti al lavoro [che] avevano a disposizione un solo copricapo antinfortunistico peraltro scaduto”. Secondo la Cassazione, la chiara e precisa affermazione circa il luogo dell'accertamento (un cantiere edile), il tipo di lavori in corso (realizzazione di un centro direzionale), la qualifica delle tre persone ad essi intenti (operai), ed il fatto stesso che vi fossero intenti, la successiva fornitura dei caschi da parte dell'imputato, rendeva inconsistente, in fatto prima ancora che in diritto, il dubbio genericamente sollevato dal ricorrente in ordine all'obbligo della fornitura dello specifico DPI e alla necessità che lo dovessero indossare tutti gli operai.

 

Tags: sentenza, casco, cassazione, sicurezza

Torna indietro

SCRIVI UN COMMENTO

 
 
 
 Il codice visualizzato fa distinzione tra le lettere maiuscole e quelle minuscole.