Cassazione: Obblighi di certificazione sanitaria e "decreto del fare"

postato il 22.03.2016  in Normativa Sicurezza
Cassazione: Obblighi di certificazione sanitaria e

Di Alessio Scarcella - Consigliere della Corte Suprema di Cassazione

Massima

In tema di salute e sicurezza sul lavoro, la norma dell’art. 42 del c.d. “decreto del fare” (D.L. 21 giugno 2013, n. 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”, convertito con modd. in legge 9 agosto 2013, n. 98), che ha previsto la soppressione delle certificazioni sanitarie per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, non ha tuttavia inciso sugli obblighi di certificazione sanitaria previsti dal D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, i quali sono tuttora pienamente vigenti e sono altresì applicabili le sanzioni penali previste per la loro inosservanza.

Sintesi

La sentenza Cass. Pen., Sez. III, 12 febbraio 2016, n. 5811, si sofferma per la prima volta, con una sentenza dalla sintetica motivazione, ma di notevole importanza sulla questione relativa alla possibile incidenza del c.d. “decreto del fare” sugli obblighi di certificazione sanitaria previsti in materia di prevenzione infortuni. La Cassazione, in particolare, respinge la tesi difensiva secondo cui sarebbe stato abolito il certificato medico di idoneità previsto per l'assunzione degli apprendisti e gli altri obblighi di certificazione relativamente alle lavorazioni non a rischio, puntualizzando come proprio la lettura della norma del “decreto del fare” (art. 42) consente di affermare che detti obblighi sono tuttora pienamente vigenti ed applicabili le relative sanzioni penali.

Fatto

La vicenda processuale segue alla condanna pronunciata nei confronti di un imputato per numerosi reati previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 e dalla legge n. 977/1967, in particolare tutti riconnessi al mancato adempimento agli obblighi previsti dalla legge in materia di certificazioni sanitarie dei dipendenti assunti.

Ricorso

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, in particolare sostenendo che le norme incriminatrici applicate dal Tribunale erano già state depenalizzate dall'art. 42, D.L. 69/2013 prima della sentenza di condanna. In particolare, l’imputato sosteneva che con l'art. 42 del D.L. n. 69/2013 sarebbe stato abolito il certificato medico di idoneità previsto per l'assunzione degli apprendisti e gli altri obblighi di certificazione relativamente alle lavorazioni non a rischio; che di conseguenza, trattandosi di lavoro presso un ristorante sarebbe venuto meno il complesso degli obblighi relativamente all'avviamento al lavoro dei minorenni e per l'effetto dell'abolizione di detti obblighi che sarebbero altresì venute meno le relative previsioni incriminatrici.

Sentenza e motivazioni

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, in particolare osservando come l'incipit del primo comma dell'art. 42, D.L. n. 69/2013, come modificato in sede di conversione, è il seguente: «Fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 per il lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria ..». Ciò indubitabilmente significa – per la Suprema Corte - che gli obblighi di certificazione sanitaria di cui alle rubriche di accusa formulate nel processo sono tuttora pienamente vigenti e che sono altresì applicabili le sanzioni penali previste per la loro inosservanza.

Precedenti giurisprudenziali

Quanto ai precedenti giurisprudenziali, è la prima volta che la Cassazione si occupa del tema dell’incidenza sulla disciplina prevenzionistica delle modifiche “semplificatorie” introdotte dal c.d. “decreto del fare” in materia di certificazioni sanitarie. Sono state soppresse numerose certificazioni sanitarie che sono ormai ritenute non più utili. Ad esempio, a partire dal 21 agosto 2013, non dovranno essere più presentati i seguenti certificati:

a) certificato di idoneità fisica per l'assunzione nel pubblico impiego;

b) certificato di idoneità psico-fisica all'attività di maestro di sci;

c) certificati medici degli addetti al servizio farmaceutico;

d) certificato medico per la vendita dei generi di monopolio;

e) certificato medico comprovante l'idoneità fisica per l'ammissione al Servizio civile nazionale;

f) certificato medico comprovante l'idoneità fisica e psichica per la nomina a giudice di pace e per la nomina a giudice onorario aggregato;

g) limitatamente alle lavorazioni non a rischio, il certificato di idoneità per l'assunzione come apprendista e nel caso di minori;

h) il certificato medico comprovante la sana e robusta costituzione fisica per i farmacisti.

Il successivo art. 42-bis, introdotto in sede di conversione in legge del “decreto del fare”, ha poi eliminato anche il certificato per le attività ludico-motorie e amatoriali, mentre è rimasto l'obbligo di certificazione per le attività sportive non agonistiche presso il medico di base. La norma, però, come bene evidenziato dalla Cassazione, non tocca gli obblighi di certificazione sanitaria previsti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Il lavoro dei minori e degli apprendisti è infatti tutelato da specifiche normative (legge 977/1967 come modificata dai D.Lgs. 345/1999 e 262/2000; legge 25/1955). Il minore per essere avviato al lavoro deve aver compiuto il sedicesimo anno di età ed aver completato il periodo di istruzione obbligatoria (attualmente almeno 10 anni scolastici). Il datore di lavoro può impiegare minori di anni 18 solo nelle mansioni non espressamente vietate dall’allegato I della legge 977/1967.

Deroghe a tale divieto possono essere autorizzate dalla Direzione Provinciale del Lavoro, previo parere dell’ULSS competente per territorio, sole per quelle lavorazioni che:

a) rientrano nell’ambito della formazione professionale (es.: apprendistato);

b) sono svolte in ambienti di lavoro di diretta pertinenza del datore di lavoro;

c) vengono effettuate sotto la sorveglianza di formatori competenti anche in materia di prevenzione e protezione e vengono garantite le condizioni di sicurezza e salute.

L’art. 42 del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, nel sopprimere l’obbligo di numerose certificazioni sanitarie, ha previsto anche la visita medica per l’idoneità lavorativa dei minorenni, limitatamente alle lavorazioni non a rischio, che fino a tale data venivano effettuate dai medici del Servizio Sanitario Nazionale.

Permane invece l’obbligo della visita medica preventiva (al momento dell’assunzione) e periodica per valutare l’idoneità al lavoro di tutti quei minorenni adibiti a lavorazioni per le quali la Valutazione dei Rischi (art. 28 del D.Lgs. 81/2008) ha evidenziato dei rischi per la salute e per le quali pertanto esiste l’obbligo della sorveglianza sanitaria ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 81/2008 (per quanto riguarda il rischio da esposizione a rumore, il D.Lgs. 262/2000 ha esteso l’obbligo della sorveglianza sanitaria ai minori la cui esposizione quotidiana personale è compresa fra 80 e 85 dBA): in questi casi, per le visite mediche, il datore di lavoro dovrà rivolgersi al medico competente che avrà già incaricato per la sorveglianza sanitaria dei propri dipendenti o incaricarne uno specificatamente. L’art. 42 del D.L. n. 69/2013 ha infine confermato l’abolizione della certificazione sanitaria riguardante la visita sanitaria richiesta al fine dell’assunzione dell’apprendista. Nessun obbligo di visita medica sussiste pertanto per l’apprendista maggiorenne che è occupato o verrà occupato in attività lavorative non soggette all’obbligo della sorveglianza sanitaria. Invece l’apprendista maggiorenne adibito ad attività lavorative per le quali esiste l’obbligo della sorveglianza sanitaria ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 81/2008, dovrà essere sottoposto a visita medica preventiva (al momento dell’assunzione) e periodica da parte del medico competente aziendale incaricato dal datore di lavoro.

Sull’obbligo della certificazione sanitaria, peraltro si era già espressa in passato la giurisprudenza di legittimità. Si segnala, in particolare, che, secondo la Cassazione, il reato di assunzione di fanciulli e adolescenti senza che siano stati sottoposti a preventiva visita sanitaria è di natura permanente, stante il protrarsi nel tempo dell'antigiuridicità del fatto e la correlativa facoltà del datore di lavoro di farla cessare o col pretendere la produzione del prescritto certificato sanitario o col provvedere egli stesso a siffatto adempimento facendo sottoporre il dipendente alla prescritta visita sanitaria (Cass. pen., Sez. III, 7 settembre 1974, R., in CED Cass., n. 127894).

Tags: cassazione, certificazione sanitaria, sentenza

Torna indietro

SCRIVI UN COMMENTO

 
 
 
 Il codice visualizzato fa distinzione tra le lettere maiuscole e quelle minuscole.