I rischi del Consulente della Sicurezza nelle sentenze dalla Cassazione

postato il 09.02.2016  in Sicurezza in azienda
I rischi del Consulente della Sicurezza nelle sentenze dalla Cassazione

Sono diversi gli ambiti di potenziale responsabilità in cui può incorrere il consulente esterno in caso di infortunio o malattia professionale, per questo Wolters Kluwer, leader mondiale nella fornitura di servizi per il mercato legale, fiscale, finanziario e healthcare, ha sviluppato Suite Sicurezza Lavoro, un software dedicato ai consulenti della sicurezza, per gestire al meglio il proprio business.

Sono numerose anche le sentenze a svantaggio dei consulenti esterni, in quanto delegati dal datore di lavoro per la valutazione dei rischi e per le analisi preliminari ad essa.

Si ricorda la sentenza n. 32748 del 14 agosto 2012 della sez. Penale della Cassazione riguardante i provvedimenti necessari a tutelare l'integrità fisica di una lavoratrice per una malattia professionale (nella specie sinovite ipertrofica stenosante dei tendini flessori di alcune dita della mano destra). Il Tribunale rileva che, segnatamente al consulente, si è contestato di avere, su incarico del datore di lavoro, eseguito una erronea valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nelle postazioni, ma è stato assolto in quanto lo stesso consulente “ha riconosciuto che nel 2004, all’epoca in cui venne effettuata dall’imputato la prima valutazione del rischio aziendale, il metodo ufficiale OCRA, di cui si avvalse il consulente, non prescriveva ancora di valutare nella stima del rischio anche i lavori di pulizia, cioè quelli cui era stata adibita la [lavoratrice]”.

Tra le sentenze sfavorevoli per i consulenti, citiamo la n. 15050 del 26 giugno 2009, quando la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un consulente aziendale incaricato dell’analisi preliminare sullo stato dei macchinari, benché la valutazione dei rischi fosse effettuata dalla azienda committente.

In un altro caso, la Corte di Cassazione, Penale, Sez. 4 con sentenza n. 21585 del 1 giugno 2007 ha attribuito la responsabilità del consulente esterno, condannato per “omicidio colposo, per avere - nella qualità di consulente esterno, nominato per coordinare e dirigere le opere necessarie alla costruzione e messa in funzione di un nuovo impianto di forgia di laminati di acciaio all’interno della s.p.a. …, come tale dotato di poteri autonomi di gestione delle attività connesse all’incarico affidatogli, ivi compreso quello di impartire direttamente ordini anche al personale della s.p.a., senza l’intermediazione dei dirigenti o dei capireparto di detta società, per colpa e in violazione delle norme antinfortunistiche, impartito l’ordine di rimuovere una parte delle gabbie di protezione della scala verticale, utilizzata da I.C., dipendente della s.p.a, per accedere alla cabina di comando installata sulla gru ove operava, ed omesso di adottare provvedimenti per vietarne l’accesso, in tal modo dando causa alla caduta dall’alto ed al decesso di detto dipendente.”

L’imputato ricorre in Cassazione adducendo, tra le varie argomentazioni, anche quella secondo cui egli “rivestiva soltanto il ruolo di consulente tecnico esterno all’organigramma della società, come da contratto stipulato […], all’interno del cui ruolo, quindi, non potevano riconnettersi poteri di ingerenza, né tantomeno di sovraordinazione, nell’organizzazione del lavoro e nella sicurezza del relativo ambiente, queste essendo rimesse ai dirigenti ed ai capi della società predetta.”

Il ricorso viene giudicato inammissibile dalla Corte, la quale ribadisce che “l’ingerenza di fatto nell’organizzazione del lavoro della società ponevano il predetto, in forza del principio di sostanzialità, a svolgere le funzioni di dirigente di fatto, sia pure nell’ambito dell’intervento straordinario connesso alla realizzazione e messa in attività del nuovo impianto, come tale destinatario delle norme antinfortunistiche.”

La sentenza richiama così il “principio giuridico secondo cui, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, chiunque, in qualsiasi modo, abbia assunto posizione di preminenza rispetto ad altri lavoratori, così da poter loro impartire ordini, istruzioni o direttive sul lavoro da eseguire, deve essere considerato automaticamente tenuto […] ad attuare le prescritte misure di sicurezza e a disporre e ad esigere che esse siano rispettate, a nulla rilevando che vi siano altri soggetti contemporaneamente gravati dallo stesso obbligo per un diverso e autonomo titolo.”

Ancora in Cassazione Penale, Sez. IV, 27 febbraio 2008 n. 8620, è stata confermata la condanna (per il reato di lesioni personali colpose) di un “consulente esterno delegato all’applicazione della normativa antinfortunistica”, il quale “veniva ritenuto responsabile di non avere dotato di efficace protezione la macchina calandra alla quale era addetto il lavoratore.”

Sono numerosi, quindi, i rischi che corrono i consulenti della sicurezza in qualità di delegati dai datori di lavoro e proprietari di aziende per la redazione di Documenti di Valutazione dei Rischi.

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Tags: sicurezza lavoro, sentenze, soluzioni, software

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