Responsabilità dell'ente per risparmio sui costi della sicurezza

postato il 18.06.2015  in Normativa Sicurezza
Responsabilità dell'ente per risparmio sui costi della sicurezza

di Alessio Scarcella - Consigliere della Corte Suprema di Cassazione

 

In tema di responsabilità degli Enti, è configurabile la responsabilità amministrativa di una società ai sensi dell'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, ove ricorra un apprezzabile interesse o vantaggio derivante dalle omissioni contestate agli amministratori (presupposto oggettivo della responsabilità dell'ente ai sensi dell'art. 5 d.lgs.cit.), sicuramente rilevabile in presenza di un consistente risparmio di costi, in particolare relativi alle consulenze in materia, agli interventi strumentali necessari, nonché alle attività di formazione e informazione del personale.

La vicenda processuale segue alla sentenza di condanna pronunciata nei confronti dell’amministratore delegato della società S. S.p.a. e del direttore dello stabilimento S. con sede in L., colpevoli del reato di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e dall'avere agito nonostante la previsione dell'evento (art. 61, n. 3, cod. pen.), in relazione alla morte del lavoratore O.I.A. (dipendente della Cooperativa W. S.c.a.r.l., società appaltatrice dei servizi di raccolta e accatastamento dei filati di lamierino realizzati all'interno dello stabilimento), il quale, durante la pausa per la cena, venne trovato privo di vita nel reparto tranceria, accartocciato su se stesso, sul nastro trasportatore posto sotto le

presse, in particolare tra la pressa n. 5 e della pressa n. 6. I predetti erano accusati, tra

l'altro, di non aver adottato le misure necessarie per tutelare l'integrità fisica del lavoratore, non disponendo l'arresto del nastro mobile durante la pausa dal lavoro per il pasto e non approntando un apposito sportello controllato da dispositivo elettromeccanico di blocco del motore del convogliatore delle palette e di non aver provveduto alla chiusura dell'imboccatura posteriore delle presse, in particolare di quella n. 6, nonostante tale esigenza fosse prevista nel documento di valutazione dei rischi del 2007.

 

Si contestava loro, inoltre, la violazione degli artt. 18, comma 1, lett. h, 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per aver omesso di promuovere la cooperazione e il coordinamento tra la S. S.p.a. e la Cooperativa W. S.c.a.r.l. per la redazione di un unico documento di valutazione dei rischi e per l'assunzione dei provvedimenti necessari a eliminare o ridurre i rischi da interferenze e per non aver adempiuto agli obblighi di informazione e formazione dei dipendenti della Cooperativa W. S.c.a.r.l. sui rischi specifici legati alle attività svolte e all'ambiente di lavoro. Infine, si dichiarava inoltre la S. S.p.a. responsabile dell'illecito amministrativo di cui all'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 e, conseguentemente, riconosciuta la riduzione di cui all'art. 12, si applicava alla stessa la sanzione amministrativa di € 180.000,00. Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione, per quanto qui di interesse, la S. S.p.a., in particolare sostenendo la

mancata dimostrazione del presupposto della responsabilità amministrativa ad essa ascritto ai sensi del d.lgs. n. 231/2001 rappresentata dall'esistenza di un interesse o di un vantaggio dell'ente, connesso all'illecito penale commesso dalla persona fisica che lo rappresenta; a tal proposito, rilevava che l'assunto secondo cui le omissioni attribuite agli imputati avevano l'effetto di ridurre i costi delle consulenze in materia antinfortunistica e degli interventi necessari anche ai fini della formazione e informazione del personale, era destituito di fondamento, essendo stata pacificamente emersa l'esistenza di una prassi aziendale che prevedeva una destinazione a bilancio di consistenti somme per spese di sicurezza e formazione e considerata, altresì, l'irrilevanza del risparmio di spesa rispetto al bilancio del gruppo che si aggira intorno ai 100 milioni di euro l'anno.

 

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha osservato, con riferimento al caso concreto, che i giudici di merito avevano congruamente argomentato in sentenza, sotto il profilo della responsabilità dell’Ente, con riferimento al consistente risparmio di costi, in particolare relativi alle consulenze in materia, agli interventi strumentali necessari, nonché alle attività di formazione e informazione del personale. In proposito, i Supremi Giudici rilevano l'inconducenza del riferimento alla spesa irrisoria sostenuta per l'applicazione, successivamente al sinistro, di griglie, rilevando trattarsi solo del momento finale di un «percorso di attuazione di una strategia organizzativa globale all'epoca mancante e successivamente instaurata, richiedente un importante impegno di spesa». Sul punto, vengono svolte vibranti critiche alle argomentazioni difensive, inclini ad opporre “generiche e autoreferenziali affermazioni circa l'attenzione e l'impegno finanziario da sempre prestato dalla società al mantenimento di livelli di sicurezza all'avanguardia”.

 

Quanto ai precedenti giurisprudenziali, è evidente che, alla stregua di quanto sopra, correttamente i giudici di merito hanno fatto applicazione di un principio già affermato dalla Cassazione. Secondo tale principio, in tema di responsabilità da reato degli enti collettivi derivante da reati colposi di evento commessi in violazione di una disciplina prevenzionistica, il profitto del reato si identifica con il vantaggio economico positivo di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto e può consistere anche in un risparmio di spesa, che si concreta nella mancata adozione di qualche oneroso accorgimento di natura cautelare o nello svolgimento di una attività in una condizione che risulta economicamente favorevole, anche se meno sicura di quanto dovuto.

(Cass. Pen., Sez. U, n. 38343 del 18/09/2014, P.G., R.C., Espenhahn e altri, in CED Cass., n. 261117; Id., Sez. VI, n. 3635 del 24/01/2014, R. F. Spa e altro, in CED Cass., n. 257788).

Ambiente e sicurezza - D.Lgs. n. 231/2001 – Responsabilità da reato degli enti collettivi derivante da reati colposi di evento commessi in violazione di una disciplina prevenzionistica –Interesse e/o vantaggio dell’Ente - Risparmio di spesa – Configurabilità – Sussiste. Cass. Pen., Sez. IV, 29 aprile 2015, n. 18073.

Tags: cassazione, sentenza, responsabilità,

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